EVOLUZIONE RECENTE DELL'EUTROFIZZAZIONE DEL LAGO D'ISEO.
LO SVILUPPO DI CONDIZIONI ANOSSICHE NELLE ACQUE PROFONDE
Maria Cristina Brizzio
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C.N.R.
Istituto Italiano di Idrobiologia
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PRINCIPALI CARATTERISTICHE MORFOMETRICHE ED IDROLOGICHE DEL LAGO D'ISEO | |
| Area del bacino imbrifero | 1842 km2 | |
| Area del lago | 61,8 km2 | |
| Profondità massima | 251 m | |
| Profondità media | 129 m | |
| Volume | 7,5 km3 | |
| Tempo teorico di ricambio | 4,1 anni | |
| Analogamente a quanto avvenuto, sia pure in misura diversa, agli altri laghi profondi sudalpini, anche il Lago d'Iseo ha subito, a partire dagli anni '60, un progressivo deterioramento della qualità delle acque dovuto all'eutrofizzazione. Il fenomeno è ben evidenziato dalle concentrazioni di fosforo reattivo che, da valori inferiori a 10 µg P l-1 nel 1967, sono salite a 20-30 µg P l-1 negli anni '70, per poi aumentare regolarmente sino agli attuali valori di 56 µg P l-1. | Nei laghi profondi sudalpini la completa circolazione delle acque, con la conseguente omogeneità termica e chimica, non si verifica tutti gli anni, ma solo in concomitanza con inverni particolarmente freddi e con il concorso dell'energia meccanica del vento o di eventi idrologici eccezionali. Le concentrazioni dell'ossigeno evidenziano che gli episodi di completa circolazione non si sono più verificati dalla seconda metà degli anni '80. |
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| L'olo-oligomissi è testimoniata anche dal progressivo aumento della temperatura nelle acque profonde, il ricambio delle quali comporta infatti un raffreddamento, come è evidente nell'anno 1978 e nel periodo 1980-85, mentre la stagnazione ne comporta un progressivo riscaldamento (periodo 1987-98). | Il mancato rimescolamento è causa di un progressivo accumulo di nutrienti nelle acque profonde. Nel caso del fosforo reattivo l'elevata concentrazione ipolimnica, una volta ridistribuita sull'intera massa lacustre da un evento di completa circolazione, determinerebbe un cospicuo aumento delle concentrazioni negli strati produttivi, creando potenziali condizioni per imponenti fioriture algali. |
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| Nell'agosto-settembre 1997, con elevate concentrazioni di nutrienti ed acque a temperatura superiore a 23 °C, l'intera fascia costiera per un'ampiezza di 10-15 m, la costa di Monte Isola e i porticcioli presentavano la superficie con caratteristiche marezzature di una ingente fioritura del cianobatterio Anabaena flos-aquae. | ![]() |
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L'evoluzione delle concentrazioni dei nitrati presenta due fasi ben distinte. Nella prima, dal 1967 al 1990, si assiste ad un aumento, analogo a quello dei laghi Como e Maggiore, principalmente attribuibile agli input atmosferici. Successivamente si verifica una diminuzione delle concentrazioni, in relazione alla minor ossigenazione delle acque profonde. |
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Il flusso degli ioni dalle acque epilimniche all'ipolimnio è principalmente determinato dalla precipitazione del carbonato di calcio, i cui effetti sono evidenziati dall'aumento dei valori di conducibilità. |
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La maggiore densità delle acque ipolimniche rende progressivamente più elevato il lavoro necessario per ottenere l'omogeneità dell'intera massa d'acqua. Il fenomeno è evidenziato confrontando la variazione di densità delle acque, in relazione alle concentrazioni ioniche, in tre campionamenti che coprono un periodo di circa 20 anni. |
CONCLUSIONI |
Il Lago
d'Iseo è attualmente in una condizione di elevata trofia, testimoniata sia dalle
concentrazioni di nutrienti algali, sia dalla quantità e tipologia del fitoplancton, che
compromette seriamente gli usi delle acque;
la
comparsa di condizioni di anossia nelle acque profonde è un importante sintomo di questo
stato di alterazione, dipendente anche dall'assenza di eventi di completa circolazione
negli ultimi 15 anni;
l'anossia
determina inoltre un maggior rilascio di nutrienti dai sedimenti, rendendo ancora più
problematico riportare il lago ad una accettabile condizione di mesotrofia;
il
permanere di questa situazione causa un progressivo aumento della densità delle acque
profonde, che potrebbe determinare l'instaurarsi di una condizione di meromissi, analoga a
quella presente nel bacino Nord del Lago di Lugano e nel Lago d'Idro;
l'unico
intervento ipotizzabile resta quello di ridurre al minimo gli apporti di fosforo derivanti
dai centri rivieraschi e dal bacino imbrifero.